Media Montegrosso
LA VITA A ROMA
 

 

DOCENTE  ALUNNO CLASSE DISCIPLINA FONTI
prof. Antonella Mondo Irene Tartaglino I B Storia

Libri: "Start" / "La storia delluomo"

 

Che cosa mangiavano i romani?

                                      

La cena per i Romani era il pasto più importante di tutti, infatti i più ricchi, iniziavano a cenare già dalle tre del pomeriggio fino al calar della sera. Ogni persona stava sdraiata su un letto (posto vicino al tavolo da pranzo) e prendeva le pietanze con le mani. Era anche usanza, durante i banchetti, prendere offerte di cibo da portarsi a casa.

I poveri, che non avevano posto nelle insulae (tipiche case popolari, a più piani) non potevano cucinare i cibi, allora si riunivano tutti nelle taverne, posto che i ricchi non frequentavano mai. La taverna era la sala da pranzo dei poveri, e da qui vi provenivano odori pesanti, era possibile ordinare: vino, piselli fritti o bolliti, salsicce e pane. La plebe romana e gli schiavi trovavano qui l'unico pasto caldo della giornata.

Gli alimenti principali dei Romani erano: radici, lattuga, cavoli, cipolle, fave, ceci, sesamo e alcuni tipi di cereali. Con il frumento facevano semole e farine, consumate spesso sotto forma di zuppe. Il pane era a forma rotonda (quasi come un biscotto), perché non veniva impastato tutti i giorni. Si mangiava il pesce di mare spesso sotto sale, perché la carne era riservata ai ricchi e a chi cacciava.

I Romani non apprezzavano cibi duri sotto i denti, infatti mangiavano molto spesso cibi morbidi o tritati.

In cucina usavano molte erbe aromatiche, spezie e pepe.

                                            

Che vestiti indossavano i Romani?

Sia di notte che di giorno si usavano vestiti chiamati indumenta.

Gli uomini indossavano la toga o la tunica, che consisteva in due pezzi di stoffa cuciti insieme, la legavano in vita e lasciavano la parte davanti più corta rispetto alla parte dietro che arrivava fino alle ginocchia, le maniche erano corte e arrivavano fino all'avambraccio, solo le tuniche usate dalle donne potevano arrivare fino ai talloni.

I tessuti degli abiti dei Romani erano di stoffa o di lino, ma i più ricchi potevano permetterseli anche di cotone o di seta, molto costosi in quanto importati dalla Cina o dall'India.

L'uso della toga era riservato esclusivamente a chi aveva la cittadinanza romana, gli stranieri non potevano indossarla e chi la portava senza averne diritto veniva cacciato in esilio.

Di solito le toghe erano di colore bianco, ma chi aveva avuto un lutto in famiglia aveva diritto di indossarla grigia o addirittura nera.

Le scarpe erano simili a dei sandali, erano in realtà suole che venivano legate ai piedi con dei lacci.

L'abbigliamento femminile consisteva anche in più di una tunica e spesso non aveva maniche.

Al posto di questa potevano indossare la stola: una tunica che arrivava fino ai piedi fermata in vita da una cintura.

Avevano diritto anche ad un mantello con colori vivaci, che potevano appoggiare anche sul capo.

Portavano legato al braccio un fazzoletto di stoffa con cui si asciugavano il sudore nelle giornate calde.

Nei periodi freddi ci si riparava con un mantello dotato di cappuccio.

Le spose romane avevano una tunica bianca senza maniche, aderente al corpo e tutta ornata sulla gonna di festoni. Sul capo un velo di colore giallo intenso, che scendeva fin sulle spalle.


Come erano le case degli antichi Romani?

La città romana era costruita su una collina ed era circondata dalle mura.

I tipi di abitazione erano due, la domus e l'insula. Questi due tipi erano presenti in tutta la storia dell'antica Roma, dalla repubblica al tardo impero, con il tempo, subiscono particolari evoluzioni.

La domus

La tipica domus romana, quale la conosciamo soprattutto dagli scavi di Pompei, risulta dalla combinazione della antica casa italica, formata da un solo cortile aperto (atrium) su cui si aprono le stanze e da un giardinetto, con la casa greca (peristylium).

La domus romana di pianta rettangolare, è l'abitazione di popolazioni meridionali che invita alla vita all'aperto.

I vari ambienti sono tutti disposti intorno alle due aree centrali da cui ricevono aria e luce.

Le finestre se ci sono, sono rare, poco ampie, aperte regolarmente nelle mura esterne.

Talvolta, all'esterno, si protendono balconi in legno.

E' di solito ad un solo piano ma a volte ne esiste anche un secondo.

Si accede alla domus percorrendo prima un corridoio (vestibulum) e poi varcando la porta principale (ianua).

Il porticum è la porta di servizio che si apre su un muro laterale.

In centro all'atrio è incavata una vasca rettangolare (compluvium), che serve per raccogliere l'acqua piovana.

L'insula

Nella forma più tipica si trattava di edifici quadrangolari, con cortile interno (cavedio), talvolta porticato, sul quale erano posti i corridoi di accesso alle varie unità abitative.

Questi edifici erano composti da un piano terra, in genere destinato a botteghe di vario genere (tabernae), dotate di un soppalco per deposito di materiali e alloggio degli artigiani più poveri, e da piani superiori, destinati agli alloggi, meno pregiati verso l'alto. Le unità avevano in genere da tre a dieci vani, tra i quali uno di solito era di dimensioni maggiori rispetto agli altri e in posizione migliore. Il primo piano, solitamente, ospitava le abitazioni di maggior pregio, spesso servite da una balconata lignea o in muratura su mensole, che percorreva l'intero affaccio stradale. Il prospetto a mattoni, in genere, non veniva intonacato, ma l'effetto policromo poteva comunque essere determinato dall'uso di laterizi di colori e tonalità diverse per i vari elementi architettonici. I solai e le coperture erano spesso sostenute da volte, che garantivano maggiore stabilità. Mancavano i servizi igenici, essendo notoriamente usate a tale scopo le latrine pubbliche e le terme.

A Ostia antica si conservano diverse tipologie di case romane, a volte riunite in caseggiati che comprendevano anche spazi per attività artigianali e servizi comuni (per esempio il caseggiato di Diana).



DOCENTE  ALUNNO CLASSE DISCIPLINA FONTI
prof. Antonella Mondo

 Matteo Ussia

    Carolina Santero

 Alessio Pia

 Martina Carluccio

I A Storia Lezioni di storia


E’

 una giornata di sole, e con la scuola siamo partiti per una gita: stavamo andando a Roma !!!!!!!!

Arrivati nella Capitale, siamo andati a posizionare i bagagli in un albergo piccolo ma confortevole e le professoresse ci hanno concesso un’ ora di tempo libero.

Carolina, Alessio ed io di nome Matteo abbiamo approfittato di quest’ ora  per andare a prendere un gelato in una pasticceria che ci ha affascinato subito.

Gustando questa squisitezza, ci siamo persi e siamo finiti in Piazza Venezia, davanti al Vittorino.

Alessio chiede informazioni  a un vecchietto di passaggio.

Alessio:”Mi scusi, sa per caso dove sa  per  dove posso trovare “L’ Albergo Pantheon ? “.

Il vecchietto rispondere:” Andate al Colosseo, trovate la porta  d’oro  e il vostro destino cambierà !?”…

Carolina  per lo spavento  sviene; noi  ringraziamo l ‘ anziano e Alessio ed, io trasciniamo Carolina fino al Colosseo.

Li troviamo la porta  dorata, ma è quella del bagno!!!!!!!!!

Stupidi  entriamo e … ci ritroviamo sull’ isola  Tiberina, ma …all’  Epoca Romana!!!!!!

Buttiamo in acqua Carolina che subito, si risveglia, nuotiamo tutti e tre fino alla riva del  Tevere.

Da lì, inizia la nostra avventura...

Camminando nel villaggio, sul Colle Palatino, incontriamo un ragazzo patrizio un po’ più grande di noi, identico ad Alessio.

Io, subito, gli domando:-Come ti chiami ?-, il ragazzo risponde:- Mi chiamo Giulio e tu ?-io esclamo :-Mi chiamo Matteo e loro sono i miei amici, Alessio e Carolina – .

Alessio domanda incuriosito :-Ci fai visitare la città ?- Giulio risponde :-Volentieri, ma prima visto che è ora di pranzo, venite a mangiare nella mia “Domus Aurea”- .

Subito entriamo nella “Triclinium”.

Ci viene servito del pane “Candidus” accompagnato da dei giacigli di rose costituiti da castelli di frutta, la portata principale era del pesce fresco.

La mamma di Giulio, Silvia ci offrì una coppa di vino, ma noi rispondiamo insieme:-Non possiamo bere il vino !!!!!!!- .

Carolina aveva assaggiato il pesce, ma non le piaceva, era troppo oleoso.

Giulio, finito il pranzo, ci portò a visitare il “Foro Romano”

Intanto nel presente…

Martina, una nostra compagna, insieme agli altri alunni, entrano nel  “Colosseo”, o come lo, chiamavano all’ epoca di Roma, “ L’ Anfiteatro Flavio”, infatti, il nome Colosseo si diffuse nell’ epoca del Medioevo.

Martina chiede all’ insegnante:- Potrei andare in bagno professoressa ?- le risponde:- Si, cento- .

Martina entra nel  bagno e vede un fascio di luce entra e…

Noi, intanto, abbiamo guardato il “ Foro Romano” in  cui erano esposte le “Dodici Tavole”.

Giulio indossava una  “Tunica”  di  lana bianca, senza maniche, ai piedi aveva un paio di sandali di pelle marrone.

Alessio vede un particolare sui sandali di Giulio, c’è scritto

“ Famiglia Augusta”, questo vuol dire che Giulio è il figlio  addirittura di Nerone!!!!!!!

Martina si trova sull’ isola “ Tiberina”,  nuota fino a riva e, spaventata e sperduta corre al “Foro Romano”, dove ci incontra.

Appena ci vede,  abbraccia Carolina,  piangendo chiede informazioni e noi le rispondiamo.

Giulio, ci porta a visitare dei negozi di “ Abbigliamento” della donna dove ci sono abiti, colorati e dei tessuti molto pregiati, per le donne nobili.

Passando all’ abbigliamento maschile possiamo trovare,

“ Tuniche”  di  varie stoffe tra cui la lana.

Giulio,con il suo gentile carattere , ci regalò degli abiti molto colorati e pregiati.

Intanto, nel  presente, le professoresse avevano contattato la polizia per denunciare la nostra scomparsa.

Giulio ci portò nella sua scuola,dove c’è un’ immensa biblioteca, io vedo un libro ricoperto di polvere, allora, incuriosito, l’ ho aperto e …

Troviamo una cartina e una frase scritta in Latino Antico.

Io leggo la frase e la traduco.

Sulla cartina compare una “ X” sul fiume Tevere.

Salutiamo Giulio,lo ringraziamo e più veloci della  luce, corriamo sull’ isola Tiberina, dove nel fiume si forma un vortice, che ci risucchia, come per magia, ci ritroviamo nel bagno del

“ Colosseo” .

Le professoresse ci vedono tutti bagnati, spieghiamo tutto, ma loro non ci credono e, ci danno una nota e ci lasciano per un giorno intero nell’ albergo, come punizione.

Nell’albergo però iniziamo a raccontare e a scrivere in un libro questa nostra fantastica avventura.

Scritto ed elaborato da :

 

Matteo Ussia

 

Carolina Santero

   

Alessio Pia

Martina Carluccio