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Una Foresta in Pericolo di Danilo Mainardi

Domenica 7 Gennaio 2001                                                   LETTERE

Una foresta in pericolo 

L’Agip può evitare un dramma ecologico.
Dal BirdLife International, l’Associazione rappresentata in Italia dalla Lipu e che riunisce oltre 100 associazioni per la protezione della natura in altrettanti Paesi, veniamo a conoscenza che l’Agip fa parte di uno dei consorzi che dovrebbero realizzare due oleodotti che attraverseranno la bellissima foresta montana di Mindo-Ecuador, 200 mila ettari di natura incontaminata ricca di specie animali e vegetali endemiche e con una comunità di Indios che vive in loco. Si tratta di una delle zone più belle e più importanti per gli uccelli di tutto il Sud America, visitata tra l’altro da circa 100 mila appassionati ogni anno. Una stupenda «foresta nebbiosa» dove vivono oltre 450 specie solo di uccelli, ovvero quasi il 5% degli uccelli di tutto il mondo. Tra queste ben 30 specie sono endemiche, ovvero esistono solo in quella foresta, con migliaia di specie di animali e piante che, una volta distrutto o ridotto l’habitat, saranno scomparse dalla faccia della Terra. Una perdita di biodiversità che provocherà la scomparsa di organismi viventi forse con informazioni potenzialmente di enorme interesse per l’umanità (si pensi a quanti principi attivi dei medicinali sono estratti dalle piante). Una delle tante estinzioni di cui l’Uomo è causa ma che non possiamo né vogliamo accettare. Perché la Lipu difende la vita e la natura, perché per la Lipu la diversità è un valore da preservare e anche perché in questa storia di distruzione è coinvolta, con un ruolo di primo piano, un’importante azienda italiana: l’Agip Petroli, appunto. 
Sappiamo tutti cosa succede quando una «pipeline» (oleodotto) attraversa un ambiente delicato come una foresta tropicale: all’oleodotto si affianca una strada di servizio, lungo la strada verranno costruite baracche, dietro alle baracche si abbatterà altra foresta per avere campi coltivati, i campi si allargheranno ancora di più, dopo aver esaurito la loro produttività, per far spazio a pascoli in cui allevare il bestiame. E la foresta sarà ridotta a tanti piccoli pezzi più o meno distanti tra loro, perdendo la continuità ambientale che consente a migliaia di specie selvatiche di sopravvivere. 
Questo disastro, cari lettori de La Stampa , è ancora evitabile, se l’Agip è disposta a rivedere il tracciato di questo oleodotto. Il presidente della Repubblica dell’Ecuador ha sospeso la procedura di avvio dei lavori e ha chiesto alle società vincitrici delle gare di concordare un nuovo tracciato. Le altre aziende petrolifere coinvolte, canadesi e statunitensi, sembrano disposte a ciò; all’appello manchiamo solo noi, gli italiani. 
Per questo chiediamo all’Agip nella persona del suo presidente Gilberto Callera di attivarsi subito per arrestare questo potenziale ennesimo dramma ecologico. La Lipu e BirdLife sono pronte a discutere con l’Agip per trovare una soluzione, ma dall’azienda deve venire un chiaro segnale di disponibilità. Per la sua credibilità davanti all’opinione pubblica italiana e mondiale; per dimostrare che le iniziative di sensibilità «ecologica» dell’azienda non sono solo operazioni di facciata, ma indicano una reale volontà di prestare sempre più attenzione alla salvaguardia della natura in Italia e nel mondo. Per saperne di più su Mindo: www.birdlife.net 


prof. Danilo Mainardi, Parma      
presidente della Lipu