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Domenica 7 Gennaio
2001
LETTERE
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Una
foresta in pericolo
L’Agip può evitare un dramma ecologico.
Dal BirdLife International, l’Associazione rappresentata in Italia
dalla Lipu e che riunisce oltre 100 associazioni per la protezione
della natura in altrettanti Paesi, veniamo a conoscenza che l’Agip
fa parte di uno dei consorzi che dovrebbero realizzare due oleodotti
che attraverseranno la bellissima foresta montana di Mindo-Ecuador,
200 mila ettari di natura incontaminata ricca di specie animali e
vegetali endemiche e con una comunità di Indios che vive in loco.
Si tratta di una delle zone più belle e più importanti per gli
uccelli di tutto il Sud America, visitata tra l’altro da circa 100
mila appassionati ogni anno. Una stupenda «foresta nebbiosa» dove
vivono oltre 450 specie solo di uccelli, ovvero quasi il 5% degli
uccelli di tutto il mondo. Tra queste ben 30 specie sono endemiche,
ovvero esistono solo in quella foresta, con migliaia di specie di
animali e piante che, una volta distrutto o ridotto l’habitat,
saranno scomparse dalla faccia della Terra. Una perdita di
biodiversità che provocherà la scomparsa di organismi viventi
forse con informazioni potenzialmente di enorme interesse per
l’umanità (si pensi a quanti principi attivi dei medicinali sono
estratti dalle piante). Una delle tante estinzioni di cui l’Uomo
è causa ma che non possiamo né vogliamo accettare. Perché la Lipu
difende la vita e la natura, perché per la Lipu la diversità è un
valore da preservare e anche perché in questa storia di distruzione
è coinvolta, con un ruolo di primo piano, un’importante azienda
italiana: l’Agip Petroli, appunto.
Sappiamo tutti cosa succede quando una «pipeline» (oleodotto)
attraversa un ambiente delicato come una foresta tropicale:
all’oleodotto si affianca una strada di servizio, lungo la strada
verranno costruite baracche, dietro alle baracche si abbatterà
altra foresta per avere campi coltivati, i campi si allargheranno
ancora di più, dopo aver esaurito la loro produttività, per far
spazio a pascoli in cui allevare il bestiame. E la foresta sarà
ridotta a tanti piccoli pezzi più o meno distanti tra loro,
perdendo la continuità ambientale che consente a migliaia di specie
selvatiche di sopravvivere.
Questo disastro, cari lettori de La Stampa , è ancora evitabile, se
l’Agip è disposta a rivedere il tracciato di questo oleodotto. Il
presidente della Repubblica dell’Ecuador ha sospeso la procedura
di avvio dei lavori e ha chiesto alle società vincitrici delle gare
di concordare un nuovo tracciato. Le altre aziende petrolifere
coinvolte, canadesi e statunitensi, sembrano disposte a ciò;
all’appello manchiamo solo noi, gli italiani.
Per questo chiediamo all’Agip nella persona del suo presidente
Gilberto Callera di attivarsi subito per arrestare questo potenziale
ennesimo dramma ecologico. La Lipu e BirdLife sono pronte a
discutere con l’Agip per trovare una soluzione, ma dall’azienda
deve venire un chiaro segnale di disponibilità. Per la sua
credibilità davanti all’opinione pubblica italiana e mondiale;
per dimostrare che le iniziative di sensibilità «ecologica»
dell’azienda non sono solo operazioni di facciata, ma indicano una
reale volontà di prestare sempre più attenzione alla salvaguardia
della natura in Italia e nel mondo. Per saperne di più su Mindo: www.birdlife.net
prof. Danilo Mainardi, Parma
presidente della Lipu
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